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Un amore tormentato tra un’anarchica e un poliziotto
Parlando di morti, di vivi e dei loro perché Remo Bassini ama raccontare storie. Lo fa sul giornale di cui è direttore, lo fa su un blog che in molti apprezzano e lo fa sulle pagine dei suoi romanzi. In apparenza la maschera del genere svia il lettore verso orizzonti avventurosi che non sono però l’approdo cui mira l’autore.
Nella triste storia di una commessa anarchica, con un fardello di orgoglio e ricordi impressionante, c’è parte di un’Italia che oggi non si ritrova più. Il desiderio di reinventarsi un’esistenza è lo stesso che spinge un poliziotto e un maresciallo dei carabinieri a cercare, ognuno per la sua strada, verità nascoste diversi metri sottoterra. Seppellite come la leggenda di Nunzia, martire reclusa in un casolare, che trasmette ancora oggi il potere di parlare con l’aldilà. E’ complicata la storia che Bassini decide di mettere in scena. E’ un affresco corale che fa perno su un personaggio multisfaccettato, cui l’autore concede senza vergognarsene tutte le proprie simpatie, un’anarchica cresciuta a centri sociali e ideali. Una donna dalla scorza dura che spesso però cede alla voglia di tenerezza che è in lei. Bassini, che meglio di tutti la conosce, ne coccola le debolezze con una voce over che giustifica, al passato, ogni scorciatoia, ogni pensiero sbagliato, ogni errore di percorso. Intanto, parallelamente, parla di un paese al confine tra il passato e il futuro, dove le credenze popolari e i comuni di provincia dalle magagne ancestrali fanno specchio ai nuovi costumi: internet, la new economy, le chat, le e-mail. I personaggi di La donna che parlava con i morti sono dinosauri trasferiti, giocoforza, ai giorni nostri, esuli senza patria e alla ricerca di un’identità. La scorza rude del giallo metropolitano è quindi, giustamente, appena accennata. Un modo subdolo per introdurre i caratteri in gioco e rendere il lettore loro schiavo. Impossibile – nonostante qualche digressione enfatica – non affezionarsi alla pasionaria Anna o all’algido Fabrizio. Impensabile, dopo aver letto così tante pagine accorate, non pendere dalla parte dei perdenti – tanti, troppi – nel ricordo di un padre e di una povera santa che vivono nella memoria come figure epiche. Bassini ha l’approccio del cantastorie di provincia, capace di rileggere forme e figure a uso e consumo di chi, nella stessa epoca, sia abituato alla freddezza dei telegiornali e della cronaca nera. La materia è la stessa, ma addolcita con tale grazia che si stenta a riconoscerla. Ma è proprio per questo motivo che tanto colpisce. La donna che parlava con i morti Autore: Remo Bassini Newton Compton Editore 238 pagine Euro 9,90
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