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Sempre uniti

Sempre uniti

Mio padre non legge. Fa parte di quel quasi 50% di italiani che durante un anno non prende in mano neanche un libro, nemmeno per sfogliarlo. È stata mia madre a trasmettermi l’amore per la lettura, la passione per i libri. Quando ero bambino mi portava alla Libreria dei ragazzi, una volta alla settimana, il sabato mattina, e lì potevo scegliere un libro in regalo. Per me era una duplice sfida. Per poter avere un libro nuovo dovevo aver terminato quello che avevamo comprato la settimana prima. Sono così diventato un lettore molto veloce, perché ogni sabato io volevo un romanzo nuovo da leggere. La seconda sfida era costituita dal poter passare dallo scaffale dei bambini a quello dei ragazzi. Gli scaffali erano divisi per fasce d’età e ben presto dimostrai a mia madre di meritarmi i romanzi per adolescenti anche se avevo una decina d’anni al massimo. Sentirsi grande attraverso il permesso di scegliere un libro da uno scaffale altrimenti proibito era una grande vittoria. La Libreria dei ragazzi di Milano era in centro, stiamo parlando degli anni Ottanta. Oggi si è trasferita più in periferia, dietro la Stazione Centrale, e nonostante i gestori siano gli stessi non sembra più il locale buio e misterioso, si trovava un piano sottoterra, dei miei ricordi.

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Tre esistenze

Tre esistenzeNon ho mai letto Gertrude Stein, eppure è una delle maggiori scrittrici americane del Novecento. Ho letto Hemingway, Fitzgerald, ho letto Morley Callaghan, che a Parigi nei ruggenti anni Venti mise al tappeto proprio il grande Ernest con Francis Scott come arbitro. Eppure ho sempre desiderato leggere Gertrude Stein, dal giorno in cui mi sono imbattuto in un articolo di Fernanda Pivano che, tra le letture indispensabili per chi voglia conoscere la narrativa americana, metteva in lista Tre esistenze. Un libro che è ovviamente fuori catalogo da decenni. Era uscito nella collana Nuovi Coralli della Einaudi, non è più disponibile dall'ultima edizione, del 1975. Un'edizione tascabile, copertina bianca, foto quadrata in bianco e nero con doppia striscia in sfumature di verde come cornice.

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Tracce

TracceTra coloro che considerano il libro un oggetto d'arte e la lettura un rito sacrale l'idea di lasciare dei segni sulla pagina stampata equivale a un sacrilegio. Ma c'è anche chi, con l'oggetto libro, ha bisogno di un rapporto più intenso, più fisico. Quante volte ci siamo trovati a odorare le pagine di un libro, vecchio o nuovo che fosse? Quante volte abbiamo strofinato i polpastrelli sulla ruvida superficie delle pagine, solo per saggiarne la consistenza? Il libro usato riesce, spesso, a coniugare la sacralità e la fisicità di questi bisogni. Un'edizione antica, perduta o fuori catalogo offre sensazioni uniche: perché solo quel libro in quelle particolari condizioni regala specifiche emozioni.
C'è poi un ultimo livello, il più spirituale secondo me, di compenetrazione: la sottolineatura.
Atto barbarico o pura necessità per poter far proprio un testo?

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La cartolina di Gino Cornabò

La cartolina di Gino CordabòI libri usati sono come dei pacchi sorpresa. In genere sono libri come gli altri, al massimo un po' rovinati, forse di edizioni non recentissime, con il normalissimo pregio di riportare al loro interno il testo che volevamo e che magari cercavamo da tempo. In genere costano anche la metà, o anche meno, sempre che non siano copie rare o introvabili, fatti davanti al quale l'usura e l'eventuale cattivo stato non rappresentano un motivo valido per far scendere il prezzo.
A volte, però, e sono i libri più belli, contengono dei regali particolari, tracce lasciate dai precedenti proprietari, che aggiungono storie strane e immaginarie a quelle già contenute nel libro: possono essere una dedica, o degli appunti sparsi fra le pagine, o un segnalibro rimasto incastrato a metà volume. Oppure delle macchie, anche se in questo caso non è che c'è da essere molto contenti. Comunque, ogni volta che in un libro trovo queste tracce casuali e inaspettate mi viene sempre un sorriso che non finisce più.

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Cimeli

CimeliIl libro usato forse non è uno stile di vita, ma di sicuro un'attitudine sentimentale. Per amare un libro usato, anche malconcio, occorre amare più concetti che insieme formano l'idea stessa della narrativa: la lettura; l'oggetto in quanto tale; la carta; il suo odore. A questi elementi concorre, spesso prevalente, lo spirito avventuroso con cui ci si pone alla ricerca di una scoperta. Una bancarella di libri, meglio se di quelli a pochi spiccioli – avrei detto a due lire fino al 2002: è un peccato come l'avvento della nuova moneta ci abbia privati di un'espressione tanto meravigliosa –, è un'occasione di ricerca. Ci si sporca le mani, su una bancarella o in una libreria del riacquisto, ci si deve impegnare in prima persona, perché è raro che ci siano elenchi alfabetici o cataloghi ad aiutare. Certo, oggi c'è internet dove l'ordine è un dato di fatto a prescindere, eppure anche nella digitalizzazione dove tutto è in apparenza ricondotto alla razionalità del codice binario c'è spazio per una sorta di entropia, basti vedere certi scaffali virtuali su eBay o su Mare Magnum, dove occorrono la stessa pazienza che in un Libraccio o in una di quelle bancarelle dal corpo d'edicola che si trovano vicino alle stazioni o, a Milano, in piazza Oberdan.

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