Ma dove vai bellezza in bicicletta?
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- Categoria: In mare aperto - Segnali per la terraferma
- Pubblicato Giovedì, 21 Giugno 2012 05:00
- Scritto da Beatrice Zacco
Lo sai quanto è bello andare in bicicletta? Io l’avevo dimenticato. Ieri, però, è stato il primo giorno di sole a Milano dopo settimane di pioggia, così sono andata in cantina a prendere la mia bicicletta per sbrigare alcune commissioni.
A grande sorpresa, ho passato le due ore più piacevoli dell’intera giornata.
Ho evitato il traffico delle sei di sera, tipico del rientro dagli uffici e i semafori rossi che tanto odio. Inoltre mi sono fatta coccolare dal sole tiepido come una lucertola al primo caldo.
L’aria era ancora fresca, quindi – per mia fortuna – non ho nemmeno sudato.
L’opinione comune dice che Milano sia grigia e nebbiosa. La verità è che, quando arriva il bel tempo, anche Milano è capace di fantastici cieli blu.
Inoltre, visto che ho sempre il mio iPhone a portata di mano, mi sono fermata per scattare alcune fotografie. Sicuramente, se avessi passato il pomeriggio in auto, non avrei notato il gruppetto di papaveri fioriti a bordo di un marciapiede.
Ho notato biciclette ovunque: mamme che tornavano a casa con i propri bambini, impiegati in giacca e cravatta con i piedi sui pedali e biciclette parcheggiate ovunque. Avevo quasi voglia di fare amicizia con chiunque.
Sono andata a cercare dei buoni motivi per usare la bicicletta, che puoi trovare qui.
Ad esempio ho scoperto che, se andassi in bicicletta regolarmente, potrei essere in forma come lo è una persona di dieci anni più giovane. Oppure, posso prevenire i tipici disturbi degli occidentali: pressione altà, obesità e stress.
Nel 1951, Silvana Pampanini cantava: «Ma dove vai bellezza in bicicletta, così di fretta pedalando con ardor? Le gambe snelle tornite e belle m'hanno già messo la passione dentro al cuor.»
Insomma, anche le mie gambe sicuramente mi hanno ringraziato e, tornata a casa, mi sono sentita meno in colpa per aver saltato (di nuovo!) la palestra.








Può la carta delle pagine di un libro cambiare sapore e trasformarsi in pietra? È un esperimento difficile, quello tentato da Alessandro Bertante, già autore di un romanzo come Al diavul, dal forte sapore epico. Anche in Nina dei lupi l'irruenza dell’epos e l’alchimia delle parole risaltano sin dalle prime battute. Varia il contesto, là un affresco storico rivoluzionario, qui una post apocalisse rurale. La giovane Nina crescerà in un paese staccato dall’umanità, perso in un limbo faticoso dove le montagne richiedono ogni giorno sacrifici di lacrime e sudore. Un posto difficile per una bambina, per un’orfana che ha la saggezza di capire al volo i cambiamenti. Perché c’è una nuova battaglia in arrivo per gli abitanti del piccolo borgo di Piedimulo, e lei lo sa. Prosa rabbiosa, frasi spezzate, capitoli a volte duri da scalare. Bertante però non si accontenta mai: prendere o lasciare. Non è tempo di eroi, né di generi. Nina dei lupi è un postulato allegorico, di quelli che se ti prendono sotto pelle ti lasciano cicatrici profonde.
A patto che non soffriate di claustrofobia, che non vi inquieti una prosa scandita con assillante regolarità di periodi brevi a registrare impassibile gesti e pensieri dei personaggi, potreste avvicinarvi al romanzo La ragazza, della scrittrice tedesca Angelica Klüssendorf.
Un cielo tremendo, quello sopra Teheran. Lo avevamo già capito leggendo Persepolis di Marjane Satrapi; e la verità si fa più dura in questo romanzo che è al tempo stesso doloroso e romantico. Ancora più tremendo proprio perché filtrato attraverso gli occhi di un'autrice che è straniera in una patria che ama. Louise Soraya Black ha scritto pagine importanti per aiutare il lettore a conoscere la situazione difficile di chi vive l’Iran del presente e del passato recente sulla propria pelle. Ma non è soltanto denuncia, tutt’altro: la storia di una famiglia media e delle loro lotte quotidiane è ricca di emozioni, complessa. I colpi di scena sono degni d’un thriller, le parentesi sentimentali sempre vivide. La narrazione a flashback arricchisce la struttura a tesi e ne alleggerisce le velleità sociali, valorizzandole. Il cielo color melograno, a partire dallo splendido titolo e dalla bellissima copertina (un plauso alla cura redazionale di 66th&2nd), è un piccolo capolavoro adatto a ogni palato.
Le storiacce de Il ragazzo a quattro zampe